G.Klimt La Morte Avrei voluto focalizzarlo bene 
quel punto di non ritorno
[ restava il frullo dei gufi a alzare
la voce alla paura]
nel lento incedere della notte a camminarsi
a stratti come una battona strafatta di coca.
Portavo i miei occhi asciutti a piangere
se vuoi a maledire di perchè senza risposta.
La voce stridula dell'incertezza premeva a bestia
sulle tempie del mattino
evaporandosi di rosa sul balconcino dei gerani
che pendevano i loro colori accesi di sotto in giù
e sembravano volersi fondere
nel crogiuolo del preannunciato giorno
a chiedersi meglio
di quell'assurdo punto di non ritorno :
- chissà com'è -
Santa Sara la nera, cuore chiodato da stelle spalanca il mantello sul seno palpitante. L'alba dalla ruvida bocca rende spinoso il sentiero sotto al ponte di cemento dove la morte famelica si saziò di giovane carne. Si chinò, Santa Sara la Nera raccogliendo silenzi di rane, campanule azzurre della primavera e di grida un fascio dei bimbi Rom aculei le trafissero il seno di latte mentre il soffio di satiro del vento lontano portava tutto quello che era rimasto di chi arse nella capanna di sterpi e canne accanto al fiume mormorante.
- o avrei dovuto nascermi - altra: rossa inargentata quando la luna schiocca le sue lunghe dita inanellandosi di notturnonero tutto stinto, detto anche cielo. Però m'incanto tacendoti che tanto amarti è schiaffo di vento e punto
sola mi resto in accenno indefinito e conosciuto a morte - o forse ancora vivo e sfilacciato - in un atomo di mercurio insanguinato.
Ieri l'altro ero inciampata cadendo Gustav Klimt in un mare finto tutto ridipinto di scioccoazzurro ero pronta a chiedere uno straccio di tempo rubandolo a un sussurro o a qualche penna pendula perduta forse da un cigno
chissà.
Forse avrei voluto chiedermi
Gustav Klimt-the poetry Tu resti in ogni cosa, fisso immobile come pittura beata appesa alle lisce pareti del mio pensiero a trafiggere col tuo chiodo dorato la mia fronte. Fermo, come il sole statico del tramonto che trabocca un così intenso colore, brindando luce nel calice sospeso della vita. Immoto, come un mobile, ornamento vasto e bizzarro armato, assistito da serrature ermetiche, ravvolte -anime raffinate- su se stesse.
Tu resti fermo in ogni cosa, anima mia mia sinfonia certa e misteriosa.
Ho bisogno ( leggendo Alda Merini )
Sono di piombo i teschi per questo non piangono. Ho bisogno di presenze. 
Libero vascello, sopra gli occhi il vento curva.
In maree scintillanti d'ombre la luce evoca un giardino di rose
che mi urge.
Fitti e stretti alla chioma del grande melo frutti maturi rosseggiano.
Ho fame di sentimento.
Piegato da un dardo invisibile e acuto oblioso del suo peccato
tutto il tuo autunno mi è pressato dentro.
Ho bisogno di parole
di parole
che fino al giorno del giudizio sputino inchiostro.
Di sogni
che abitino gli alberi sulla collina.
Di canti
che facciano vibrare le arpe sui cespi fioriti e sulle gremigne voraci.
Di luna
che mormori sorprese nel velluto degli occhi
violando cerchi di magiche pietre.
Ho bisogno di presenza nelle parole:
bisogno di poesia.
Il clavicembalo zan zan zan zaaaan blum. Il clavicembalo zan ricorda della causa il peccato volteggia con grazia da ogni lato, zan zan zan zaaan clop. I tempi dei cicisbei molli e dolenti da parrucche imborotalcate e riccioli rococò traboccanti sono finiti. Sfiniti. Ora stringono alla gola quelli dei rasta- i tempi - dai capelli trasandati. Zan zan zan zaaan clop. Pilastro bianco in nero di coltello volteggia il cuore volteggia il vento al ritmo del clavicembalo e del tamburello. Clop, clop zaAAAn, zan blup!
scusatemi! a volte mi piace giocare un po :-))
A Erato
S'alzeranno le voci soffiate sui muri -sopra il cielo io l'ascolterò- camelia bianca di gennaio sul seno rosa di Eos appuntata come spillo d'arcobaleno nel suo canale di schiuma azzurra voci e voci riverserà: poi quando tutto è silenzio cori si udranno flauti dei mari scorrere fra i pini dove la pallida Ermione la sua pazzia di vento tacerà.
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La mano di Dio
Verde, come il principio: sorregge rosse stelle si apre l'universo come forma onniscente. Nel rude albero scintillante della notte seta finissima il nido delle tue misericordie, Signore. Seminasti un giardino volante su cui l'uomo potesse mirando alto lo scuro dell'occhio sorgere alla luce.
Questa magica foto agli infrarossi di una nuova nebulosa scoperta dalla NASA e subito battezzata dagli astronomi -La mano di Dio-mi ha commossa ed ispirato queste rime che dedico a Urania, Musa del'astronomia e all'amico Davide ( Davedomus ) grande appassionato di astrofisica

Il ronzare di tutti i Re dello Shahnameh - ninna nanna per un bimbo persiano- Brume dense di malinconia aprirono spiragli sulle spiagge della luna. Passavano Dame dagli occhi stanchi annodando fiori di zafferano nei capelli, e passarono cavalieri essicati con il sortilegio nelle mani danzanti, quando il vuoto si riempiva e si muoveva per avanti. Fuggi bimbo dell'oriente dalla finestra della notte non far calpestare dai cavalieri smilzi il tuo candore inamidato di pizzi e canzoncelle di ninnenanne quelle tutte di cristalli a gualcire i lini in panni che sopra il cielo di gelsomino con la sua voce di verbena ti cantava Sheherazade. Corri a cercare due angeli rossi senz'ali e un carro d'oro, ti porteranno al guado del sole dove nessuno è straniero e tutti hanno viole per suonare in una festa di mezzestate dove fuchi e api in un cielo d'arancia ronzano fiabe evocando tutti i Re dello Shahnameh. 



Romanza nottambula
Oltre l'orbita illusa la grande orsa tremula si ritrae negli anfratti siderali. Riposa. Forse possiede una tana di atomi infernali, tutti spenti.
Stanotte Venere ha messo fra se e la falce di luna una grande distanza dovrà aspettare molto prima che il gallo, ritto sulla banderuola possa svegliarla. In una desolazione di candide tende nel buio il ragno tesse asimmetriche trame con i suoi mille occhi osserva altri mondi crescere o forse li sogna.
Si colorano di luci i richiami del golfo un vecchio balcone decrepito sospinto dagli alisei sembra arrotolarsi in un angolo di sonno.
Ringrazio e saluto con affetto tutti coloro che nonostante la mia prolungata assenza passano a leggermi e commentarmi, in particolare Romanticaperla ( Vany ) , Fayum ( Arsinoe ) Silvana Bilardi e tutti i cari amici ANONIMI.
Le madri
Le madri sono radici a consumarsi d'amore nello scuro della terra sono pensieri a curve di cielo stellato sempre anche quando sembra che dal gomito aguzzo del monte scenda la sera.

Casta Diva I puri fuochi della luna insegnano alle stagioni in susseguirsi lento a incidere voci nell’armonia stellare l’ovest non resta più immerso nella nebbia il sole entra con te – eppure sei Artemide, la rotonda. Casta Diva
mi portano il profumo antico i venti della corteccia sbrecciata di ulivi dell’Egeo in concave insenature d’azzurro ruotante. Entrano con le Plejadi fantasmi di lucciole nell’atmosfera sibilando seta morbida e pietra bianca che guizza: la tua voce attimo insostanziale di gelo e fuoco cometa spettrale sopra i pugni levati contro l’eterno.
A Maria Callas e alla luna, due miei grandi amori.
Domani 28 aprile è il secondo anniversario della mia piccola finestra aperta sul mondo del web, non avrei mai creduto iniziando a scrivere –letteralmente costretta da un amico che mi iscrisse senza autorizzazione- che un significato così ampio e vivo avrei ricevuto da persone veramente speciali-talvolta davvero uniche- che si sono succedute in questo arco di tempo così breve e così insieme lungo, alcuni si sono persi per strada , ma non per questo si perderà di loro il ricordo nel mio cuore, la maggioranza mi sono ancora vicini e con la loro presenza confortano e allietano questo passaggio di presenza nel mistero della conoscenza della vita. Vi ringrazio tutti con infinito affetto, e vi porgo questo pensiero per Maria la cui voce ogni volta che la riascolto fa emergere in me attimi di commozione e di assoluta felicità assorbiti nell’emozione di lei che si fa tutt’unoo con la musica, è l’omaggio più grande che il mio sentire possa donarvi! 
Romanza delle valigelle di giunchi
Le Naiadi dai timidi piedini stanno tutte fuggendo da fiumi e stagni, non vogliono più camminare su acque rotte. Hanno una valigella di giunchi con memoria contraffatta e trappoline di girasoli per rane. Verdi dita di foglie stringono le loro caviglie colme di venuzze azzurre; a trattenerle, a fermarle. Buonanotte. Buonanotte. Del fiume la tenda gualcita s'è tesa : più non l'ho ascoltato d'argento mormorare -notte nera, su pianto nero che non sale- Parliamo di cose banali che gli Dei camminano di viola in viola con gli anni che inciampano in mezzo. Passano gli anni nuovi con le Naiadi fra le ninfee, agli anni vecchi si sono mescolati: tutti hanno una valigella di giunchi con memoria contraffatta e trappoline di girasoli per rane sostano sulle rive della luna a acquistare come souvenir voci di sale ma vogliono fuggire, si vogliono scappare. Buonanotte. Buonanotte.

...che già è ora di stelle
Mulinelli in spazi deserti sollevano polveroni chiari. Come fossi vecchiagiovane, feliceinfelice - certo affannata- mi desto alla rincorsa da catalettico sonno risvegliata in cristallo di ricordi sepolta e frantumata. Sì mi risaprò ombra felice fra questi amati colli da tepore di mandorli e peschi incipriata a fianco di secolari ulivi e cipressi solcare sentieri erbosi folti di margherite a primavera dalla casa di nonna al fiume e alla cascata. Qui dove s'ormeggia dondolando la rosa alla rosa, densa maggese sul pergolato, feriti gli occhi in stillicio profumato che si dilatarono per una festa di fuchi e api assenze evoco: si contrae nel moto stesso ampio e solenne la sera
che già è ora di stelle e l'infinito mi traspare.


Siamo tutti abruzzesi!
Il serpe
Si fece tranquilla la morte dell'estate rotolandosi di colline a frequenze ingiallite si giacque infine, immobile stretta fra nuvolaglie gibbose e l'ansimare incupito della risacca
di sicuro - in segreto - acciambellato nell'ira t'allontanasti dalla pace serpe fra i sassi forse il mio profilo ti parve d'un tratto lieve e gentile schizzato morbido e liscio, acquarellandosi
non trovando spigoli da azzannare sputasti dai denti retrattili su te stesso il veleno rifiutando di capire bene la ragione della tua ferma, scagliosa pena.

Luminosità
Ho solo bisogno di una spiegazione in tralice, col fiato abbassato ( quel tuo sorridermi alle spalle s'ovatta come lampada sul comodino ) fiore di melo dolce nel mattino a strabiancare di luna -che è tardi e va a dormire- non fai una piega se lo vuoi pietrifichi ogni scena. La tua bocca s'accorda al mondo, in girotondo -un mausoleo di piccoli marmi bianchi- accidenti! giochi a fottermi, lo so ti espandi nocivo come il gas nervino - ma ti tengo in pugno- pezzi d'avorio scacchi che muovo a nuvole -mezzo cervello- luminosità. 
Dall'altra parte del cielo persisti ad abitare in fiato dolce d'isola, disfatto in un bicchiere di rugiada del mattino. Lecco invece, qualcosa d'asciutto oltre l'andrivieni scellerato dei tacchi a spillo in ticchettare disinibito sotto gli occhi semichiusi sbavati al rimmel -che non li ho struccati- Ho sonno. Ecco, ti disperdo come le spore bianche umbrellate dei pioppi a giugno in nevepresunta mi svegli allergie di amarti troppo -tu dici: parole.- Mentre strasbatti la porta inclinata sopra un sorriso ebete -il perché non si sa- e io a maledirti sotto al filodendro stracolmo di radici scoperte come il sangue che mi cola verde sopra sotto a fianco e poi..chissà. Ma dall'altra parte del cielo mi continui ad abitare e ti bevo succhiandoti in scelte varie e vai a capire perché.
e vai a capire perché
Monti Pisani, Buti- Fonte al Mariotto -La rappresaglia
Si liquefaceva il giorno nel lugubre trillo dell’assiolo, sgomento dal sangue che incessantemente scorreva a tingere l’azzurro delle ortensie. Mostro senz’occhi si giacque qui la guerra partorendo due predatori adolescenti: strisciarono fra degli ulivi l’argenti nell’ora mattutina –di bianco ancora era accesa la luna, a osservare – Li presero alle spalle due nemici come loro quasi bambini non poterono osservare quei chiari occhi nordici offendersi -offendersi come Dio s’offende quando l’uomo versa umano sangue- Caddero stupiti senza sapere, fra l’erba alta e le margherite gialle. Si prese fuoco il sole, di tenerezze l’orizzonte a incendiare rendendo grazie al consumarsi d’un'altra notte in un istante. Fu la legge della rappresaglia a comandare: per due soldati uccisi in venti davanti al plotone d’esecuzione a dover morire -pendeva dalla parte dell’innocenza il piatto della bilancia- Ombre, dure ombre di spine in suono sordo sfilarono fino al tramonto in senza corpo. Assorbì la limpida fonte tutto quel sangue e da quel giorno rimasero per sempre rosse l’ortensie azzurre. Questa leggenda nasce da una rappresaglia storicamente avvenuta alla fine della seconda guerra mondiale e ricordata col nome della località dovee fu perpetrata ,in Buti, sui monti Pisani " L'eccidio di Piavola" La wehrmatch in ritirata tradita dall’alleato italico, per l'uccisione di un militare tedesco chiedeva la morte di dieci civili italiani. Furono due giovanissimi soldati della riserva appena diciottenni, a essere colpiti alle spalle da due coetanei partigiani che certo assorbiti dal meccanismo d'orrore della guerra non si resero conto di quello che facevano, e che se avessero potuto guardarli negli occhi...forse li avrebbero sentiti fratelli. Ma non fu così e catturato venti inermi civili della zona-quasi tutti appartenenti a due famiglie che furono interamente decimate nella parte maschile- vennero fucilati, in realtà furono diciannove, perché si dice che: o fu sbagliato a contare o si volle salvare il più giovane del gruppo che aveva appena 15 anni ma i morti invece di venti furono diciannove
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La fonte all'acqua gelata
Da una processione intricata di scoscesi e sassosi sentieri da aurei castagni gravosi incoronata improvvisa mi sorgi, da legni e sterpi pressata e il tuo scroscio cristallino disperdi nella terra assetata.
Si dice che tu fossi una bellissima fanciulla troppo e da troppi amata e che un Dio geloso ti fece scorrere d'acqua gelata sì che neanche come acqua tu potessi essere baciata.
Ora schianti di vetri e cocci intorno frastagliata nel tuo gelo ti risospingono all'oscurità dall'origine evocata ed eternamente piangi lacrime d'acqua gelata. fanciulla che fosti da troppi e da nessuno amata.
è con molta tenerezza che vi presento questo mio scritto di adolescente e lo propongo così come l'ho ritrovato.
Pablo Picasso-Guernica
It's such a little thing to weep ( piangere è una cosa tanto piccola ) Caos semovente d'eterno digrigna l'appenafatto giorno assicurando vocazioni di luce al tempo in un bosco solo immaginato stillando di brina s'incurvano rami a un piccolo pianto. S'infittiscono nel fumo denso delle periferie scorte di palazzacci del diciannovesimo secolo -puoi chiamarli alveari feroci- i giorni stesi alle finestre come panni sciorinati in andrivieni di discussioni a insulti striduli e fami severe grandi insetti a scivolare sul fiume in zampe disattente la loro mente segretamente a smuovere silenzi. Giù in cortile senz'alberi, il selciato è sfiancato a cubetti da bambini urlanti tutti intenti a insultare a calci un pallone sgonfio. Il pusher dai capelli rasta a reggersi il muro come prima intenzione, estinguendo nell'emorragico sorriso l'insanguinare apocalittiche distorsioni di vuoti inadempienti mentre piangere - qui- è una cosa tanto piccola un gioco d'amen. ****************
Ps. il titolo è tratto da una lirica di Emily Dickinson autrice cui posso solo esternare la mia devota ammirazione, essendo universalmente riconosciuta la sua Grandezza.
Dai baffi di miele- Silloge-
A trattini e margini scomposti ispirava la pioggia rigagnoli dorati al lontano concedersi del sole. Apparve rarefatta, guardando giù in cortile la crocchia della Tonina, occhieggiando qualche ingenuo spazio di calvizie in fuga dalla pezzuola a fiori. Inciampava un geranio nel suo rosso, gocciolando petali sul gatto che infastidito scuoteva, cloccando orecchie e baffi . Chissàcheoresono [ tutto in fretta mi chiedevo ] scuotendomi anch'io dai baffi di miele arricciati in sghembo sul tuo pensiero . *********************************************************************************** Eliotropus ma quando m'ingoio il colore dei tuoi occhi e fa rumore la ganascia d'acciaio d'una cicala sopra un ramo, sembra sudare l'eliotropus volto al tramonto affaticato d'aver seguito il sole tutto il giorno. E seguo te volgendo il pensiero ai tuoi raggi disposti a taglio tossico un urlo si sibila, s'accende, ricurvo ascende dal profondo -non c'è scampo- Sparsa di polline azzurro, riposa la mia guancia sul tuo petto: di rose d'aria candido, s'affabula il ritorno palme a palma giunte o strette in lago di morte piena che s'accerta e silenziosa si tregua intorno come finisse il mondo. *********************************************************************************** Con giusta musica di lingua perchè quadrata fa male l'avrei scelta per sbaglio a calarsi oscena sulle palpebre che mi hai restituito sbattute via dai sogni, dai tuoi occhi indisponenti e da tutte le tue dita schive che sgusciavano inganni a mai più dirmi, a mai più sentirmi ostaggio dello specchio isolato nella penombra più penombra e livida, macolata la bocca guardandomi il rosso che sulle guance stona con giusta musica di lingua a tremarmi in spazi. ************************************************************************************ Cappio d'aria senza remore legasti le mie piume, unica libertà che ebbi, con un cappio d'aria senza remore, tiranneggiando la fragilità inconsulta delle mani, a morderle come uva e melograni colando rossi succhi di acini disfatti fame di segreti attraversati penetrando i sensi eludendo la mia parola adombrata in sogni che furono labbra morte abitate in colline spioventi alberi denudati di fiori e foglie. 
avessi potuto scegliere una fine l'avrei scelta rotonda
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